mercoledì 31 dicembre 2014

ecco vedi, io spero solo
che tu non ti sia dimenticato di me.
Credo sia il mio più grande timore, dimenticare.
Domani è gennaio, domani.
Quindi torniamo indietro, pensami e

raggiungimi.

Mi troverai in via Volta, come
sempre,
vicina a qualche luce,
a guardare in su.

Mancanza.
Auguri.
xxx

domenica 28 dicembre 2014



tosse senza tregua, nessun segnale tecnologico, pareti rosa.

Sto scrivendo tantissimo e non riesco mai a dire
l'unica cosa che voglia davvero dire.
Sento ogni rumore tutti
il gattino che beve, l'auto in fondo alla via e persino
la pelle delle mie mani che si spezza di freddo.
Così sottili.

L'unica cosa che volevo davvero scrivere era
che non ti perdonerò mai.
Perché mi hai dato appuntamento nel giorno del dimenticherò e
mi hai svalutata.
Quindi, non ritornare, tranquillo, anche se tosse e lacrime
si mischiano ormai da giorni, non tornare:
non potrei perdonarti.
La tua debolezza ti ha reso quell'orrenda ombra cattiva che lascia
quando si ha paura.

sabato 27 dicembre 2014

volevo dire che

So che sono passati
abbastanza giorni.
Nessuna chiamata, nessuna riga, nemmeno un leprotto messaggero.
Nella serie di mancanze/errori ci aggiungo anche un non identificato colore di capelli
cupo all' incirca come un cuore arrabbiato. D'accordo, è così,
io odio resistere. Lo odio, davvero.

Vorrei avere il potere di farti perdere ogni cosa solo
per insegnartene il valore, anche della più stupida anche
dell'importanza di un cuscino, vorrei
che tutto ti sparisse un solo istante e vorrei

no.

Forse non vedresti nulla.
Non sentiresti la mancanza, di nulla.

Non credo nemmeno ci siano finestre, in te.

giovedì 25 dicembre 2014

avere paura

Lutetia, mia dolce anima compagna, io e te.


Ci sono posti sfortunati in cui non si dovrebbe nemmeno mai passare.
E uno è questo:

la maledetta  stazione della metropolitana in cui, mistero,
ci si dice sempre addio.
Si litiga, si urla, si piange.
Una stazione bellissima, comunque.

Forse, avrei potuto essere serena, questa volta, a dispetto dei criticoni
che mi creano pessimista, ecco
ci avevo creduto.
Scioccamente, con queste orecchie leprotte belle alzate, e queste zampette fiere,
ci avevo creduto.
Si.

La natura umana sembra essere fatta per soffrire.
Non c'è un albero di natale, qui, ma posso immaginarlo.
Non ci sono lucine.
Posso immaginarle.

Di concetto, tutto viene fatto in modo
di essere fatto male, forse
per potersene lamentare.
Ma quando accade qualcosa di bello, davvero si, di bello,
e accade davvero improvviso e vero e e e e,
perché fare comunque andare male anche una cosa così immensa, così pura?

il troppo non è gestibile,
il dubbio è angosciante,
la soluzione: la fuga.

Sono tristissima, perché avevo così fiducia.
Sono tristissima perché già avevi deciso come manovrarmi per farmi arrivare qui:

in questo esatto punto dove siamo adesso, alla fermata della metro,
appena prima che sia tu, a farti male.

Una parte di me sente la tua mancanza in ogni vena come
un'astinenza,
una parte di me vorrebbe non rivederti mai più  perché
sei stato meschino.

Natale orrore, al solito.
Tornare, partire, piangere, traslocare.
xxx

mercoledì 10 dicembre 2014

nel mese dolce,



colore che sbiadisce,


persone non esistono e io
resto sola così, mentre
aspetto una risposta, o un grazie, che non arriva
da nessuna parte.
Da qualsiasi strada angolo o luce io guardi, dovrei sentire qualcosa.
Almeno una parola.
Invece, niente.
Nulla.
Resto così, in mezzo a una strada qualunque,
forse un po' illuminata,
forse un po' buia, soprattutto


in silenzio.
Non arriva niente.
Mi lamento perché


non ho una posizione, non ho un luogo, e
non sento quale appartenenza sia mia.
Vacillo e traballo, cercando di tenere tutto in un equilibrio farcito di tasse.
Sono in questa strada, resto qui.
I lampioni, lo so, mi donano.
Forse resto per questo, per questa luce fioca che tanto mi assomiglia.
Dicembre, non me ne sono accorta,
le cose si incontrano e si urtano, poi si dimenticano.
Vorrei non dimenticare niente.


Tempo fa, avrei preferito, certo, nessuna risposta.
Adesso, voglio una reazione.
Credo mi sia dovuta.
Credo che dopo avere preso preso, e preso, forse


qualcosa, bisognerebbe rendere indietro.
almeno per cortesia, ma


nulla.
Non sento nulla.
Non mi avete dato indietro nulla, e anche se mi fa male, scriverlo,
è un nulla che mi fa sentire a disagio.


Ma le lucine ci sono, mie stelline devote e bellissime,
e a chi ne conosce l'anima, siete parte di me.
Dicembre.
Tornate per un sussurro, per un augurio, per una parola dolce.
xxx





martedì 2 dicembre 2014

eccomi, di nuovo io,
e Lutetia, con me,
bello, stare così, si, continuo a dimenticarlo, ma è
bello, è
sono io.


Vi vorrei raccontare della fine di qualcosa, ma temo
di non esserne più capace io, si,
colei che narrava distruzioni su macerie ecco, adesso
mi diventa ancora più sensibile, fragile io stessa sono


crepata.


Già, era carino, avevamo qualcosa di interessante,
aggettivi in ottima unione.
Poi.
Non so narrarvi la fine di una storia che storia nemmeno era, forse
sono io, a non sapere più narrare
fini.
Sono dispiaciuta.
Sono triste.
Perché continuavo a crederci, ingenua, ma
il primo dettaglio è rivelatore.


Eccomi, in una bella stanza, fredda, colorata, tenera,eccomi.
E tu, dov'eri?
Cosa ti sei perso, di tutto quello che ti ho così
dolcemente, mostrato?
La delusione resta sconfinata.
Perché qualcosa si poteva salvare, ma non lo hai voluto,
salvare.
Apprezzo la tua onestà, che sola mi ferisce,


mi hai lasciata andare senza nemmeno
tirare un po', senza
contrattare,
quindi sono triste, si, perché le cose finiscono quando
arriva quello strano odore di chiuso quello
che rende muffa ciò che resta immobile, indifeso ecco
io non voglio essere così.


Tu mi piacevi, forse, ma questo tuo chiuso, questa tua rovina, era già
troppo tardi.
Non narro fini, ma narro tristezza, comunque sia qualcosa dopo
tutti questi anni ancora
mi farà pensare a te.


Tu mi hai risposto che
non sono abbastanza adatta a te, diciamo, mi sta bene,
apprezzabile.
Ma fa male, perché erano ricordi anche
molto
belli.
E così di nuovo, addio.

domenica 16 novembre 2014

meglio sarebbe non vantarsi:


grandi dolori/ grandi domande:

.male di schiena e movimenti difficili/ come mai mi scrivi in pubblico
                                                             ma non vuoi avere niente a che fare con me?
.male di gola e gonfiore al collo/ come mai dovresti essermi amico
                                                     ma fai di tutto per dimostrarmi il contrario?
.crampi e formicolii/ come riesci a essere sempre così odioso falso viscido e irritante?

La spiegazione potrebbe anche essere
semplicemente orrendamente questa, chiedere chiedere chiedere.
Perché a qualche favore, non dico mai no.
Perché è facilissimo, approfittarsi della disponibilità altrui.
Senza complimenti, senza nemmeno ringraziare
dopo essersene andati.
Allo sconforto misero dell'umanità non esiste rimedio.
Io vorrei invece conoscere qualcuno che rispetta questa lista:
dire la verità
non scappare
non mentire
non far finta di niente.

Incapace di crederne l'esistenza, ecco: la macchia si allarga come fresca, fino
al momento in cui lascerà eterno
quel disgustoso contorno sfumato
in ricordo di lei.
Non chiedetemi quale sia il problema.
Nella mia ingenuità che tanto vi aiuta, domani mi sveglierò
e il mondo non sarà un posto migliore.

Scrivere bene forse significa scrivere bene qualunque cosa.
Scrivere solo per raccontarlo non significa invece niente,
cari tutti famosi tutti senza parole.

domenica 26 ottobre 2014

comunque: non mi chiedi mai come sto.
Forsa sai già la risposta, e ti annoi anche
nel terrore di doverla ascoltare
ancora.
Quello che non sai, è quanto in ogni caso te la renderei divertente,
questa risposta.
Mi rattrista molto sapere che proprio
non la vuoi sentire, perché dovresti conoscermi, dovresti sapere
che il mio carattere è questo, il mio stato d'animo, anche,
e che mai, decisamente, accadrà
che so, termini come bene, felice, bla bla.

La verità è che mi vorresti diversa, e siccome
non riesco a esserlo, ecco, ti allontani un po'.
Ogni giorno, un passo.

Poi, pazienza se mi succedono cose disperate
a metà strada tra la novella, e l'orrore.
Sembri in un altro mondo, se provo a parlare, come se ti distaccassi
da questo, da me.

Evidentemente tutti cerchiamo di cambiare gli altri: anche io, in effetti,
vorrei il mondo diverso, vorrei
che le persone smettessero di salire sul trono del chiedere, e che
i favori, come il venirsi incontro, e l'aiuto, avessero una tutela legale
Per non essere mai usati a spropositi.
Nel caso, si potrebbe smettere, a volte, di chiedere a me:
abbiamo litigato, non ti ho perdonato, ma come puoi solo pensare
di ottenere ancora qualcosa?
Nel nome dell'amicizia sai solo chiedere, e chissà poi di quale amicizia
ti stai vantando.
Così l'arte del domandare sfocia senza freno
nel dovere di ottenere, in un malcontento di angoscianti sensi di colpa.

Anche la medicina, oggi, mi ha deluso: questo potere del giudizio
mi fa puntualmente sentire inadeguata, esagerata.
Sempre imbarazzo, e sempre mai ascoltata, classificata
immediatamente nelle categoria ansiosi, qualsiasi sintomo dichiari.
Pensavo di farmi curare, e invece sono uscita con la lista
derisine
scherno
compassione.
Possiamo anche riderci su, volendo.
Possiamo anche solo ricordare
uno dei pochi dettagli ancora capaci di distrarmi:
occhi chiari.
Avere il coraggio di essere come si è.

domenica 5 ottobre 2014

se ti interessa, lascia una caparra

si, chiacchierando funziona così:
se ti interessa una cosa la fermi.
Poi cambi idea?
Forse.
Ma lasciare correre, sperando in una eterna disponibilità è
tristissimo.
Perché può accadere tutto, ma se il tutto non fosse ciò
che avevate lasciato?


Io ho sottoscritto caparre su
case condivisioni stanze amicizie luoghi e
lascerei una caparra anche se me stessa, nel caso.


Perché il troppo tardi, è una pena a cui non resisto.
E il non interessato, a questo punto, è inevitabile:
non mi chiedi di uscire
scompare nel giorno fissato
non rispondi.


Lascia una caparra, o non farti nemmeno sentire che qui, in questa virtuale pena
dove ci tocca convivere, ne abbiamo già abbastanza, di indecisi.
Però.
Scriverò una cosa bella, cosa che a voi lettori sembrerà forse assurda:
ho conosciuto una persona graziosa.
Forse un po' fuori dal mondo, sicuramente lontana, e indubbiamente
mai più trovabile.
G., in un venerdì,
in quei pochi attimi di panchina i tuoi sorrisi valevano come
secchiate di amore, ed è stato così raro, così puro proprio come
sogno,
sicuramente, quel tuo sorriso felice mi mancherà tantissimo.
Ti penso con affetto, per le dolci parole che hai riservato proprio
a una arrabbiata nervosa isterica come me, e grazie.


Lasciate una caparra, comunque: una firma, o un sigillo.
La magia si crea spesso
dove volete sia creata.

martedì 30 settembre 2014


domani è un altro giorno.


Forse.
Potrebbe essere un giorno di pace in cui mi viene spiegato come mai
.....
lasciamo stare, tra chi finge e chi non capisce davvero, un delirio.
Tra le tante cose disgustose che associ inevitabilmente a me, hai mai provato
uno e uno solo anche, ricordo piacevole?
Sarebbe bello saperlo.
La mia Città mi è lontana, adesso, e chi ne fa parte, anche, e così sarà ancora
a lungo.
L'altra mia Città, credo  mi stia aspettando.
Non posso più cambiare colore di capelli.


Io vorrei una pace.
Vorrei forse una critica, ma che sia aiuto, oppure vorrei
tornare sotto a quella pioggia incessante perché
non scivolavo, nonostante tutto.
Non mi hai fatta penare, mi hai fatta morire.
E quella cosa bellissima a cui
ambivi, quella pura grazia di carattere, non sarà mai tua, nonostante tutto.
Se mi rompi, ti resteranno solo ossicina, e sono sicura siano anche più del dovuto.
Ma tu non hai umorismo e inizio a pensare, nemmeno carattere: ti ho voluto credere
tante cose, ma non c'è nulla di te, un vizio, vigliacco,
avrei preferito mi parlassi,  ma ancora una volta, manchi di coraggio.

domenica 28 settembre 2014

a causa di una orrenda discussione riguardante, forse, anche questo blog,

chiederei limitazione, non mi conoscete e noto
nervosi vari  per qualsiasi cosa scritta tra queste schiocche righe,
gli innervositi sono quindi pregati di segnalarlo, direttamente a me,
e di non aspettare anni per poi
sputare sentenze amare di vergogna,

questa cosa mi ha davvero intristita, e proprio perchè la triste persona
chiamata in causa voleva davvero compiere un brutto gesto.

Si, non sono gentile.
E non ho mai detto di esser tenera, graziosa, mai,
non mi definisco certo, gentile, sono solo gli altri, a dirlo, quindi,


io sono capace solo di aggredire, così, quel  gentile, sarebbe 
come mi definiresti era come mi avresti voluta, ed è un altro discorso.

Invece di dondolarvi su altezze che non vi rappresentano,

io qui racconto storie,
io qui scrivo bene,
io qui mi occupo di dettagli,



le cattiverie sono misere, ti annuncio però,
è ufficiale:mi puoi scrivere, o invitarmi.
xxx
L



mercoledì 24 settembre 2014

vi chiedo se

dopo il sonno,


durato tre giorni. eccomi.
Mi piacerebbe sapere chi ha letto questo blog e se si è -per caso- sentito citato, diciamo.


Voglio ribadire, riferimenti e momenti sono puramente emozionali, quindi nessuna paura
ripeto è la mia mente che elabora, niente di personale dovuto, tutto è
ispirazione, non dedica.
Il tu spesso soggetto nasce per essere spesso
chiunque.


Chi legge questo blog?
Chissà.
Chissà anche perché non capisco,
generazione troppo giovane per le mie corde o troppo
triste, invece, per potermi
aiutare, ma


...




baci a tutti i notturni lettori,
xxx
L.

sabato 20 settembre 2014

giardino di festa,

si, hai avuto segnali, e qualche tocco, forse, si, ma
solo le sembianze, della gentilezza, ancora?

Ho adorato quel momento di abbraccio a metà strada
in mezzo alla stanza, così
liceale, ben riuscito.
Mi è quasi venuto il dubbio di essere molto incastrabile nei tuoi gesti,
l'abbraccio a metà stanza, quindi, e le palpitazioni.

Pensavo di vederti, questa sera, ma non c'eri.
Mi hanno detto della tua partenza, non nascondo di essere rimasta un po'
stordita.
Sei partito.E sei andato dall'altra parte del mondo.
Dall'altra parte del mondo, dove chissà cosa fai adesso, mentre io scrivo la notte.
Ancora mi risulta indigeribile, e non ne traduco ragione.

Grazie, oggi, di avermi ricordato
quello splendido tormento che è la gioventù,
i vostri abbracci e il vostro profumo mi
innamorano dell'illusione, come nella vostra età.
Si sta bene insieme. Si sta bene vicini.
Capelli biondi, o deltoidi,
e io sono di nuovo ragazzina e coperta di sogni, mentre
ti racconto tanto mentre parliamo, tanto, come
in un parchetto, come una panchina.

Mi mancherete, ma vi penso come le farfalle colorine
sui rami questa sera, e sapete, forse
forse erano davvero felici, libere.
Vi penso col mio miglior cuore,

sono certa, che tu mi abbia amata.
tu mi hai amata tanto da distruggermi, come quel bel giocattolo
che finisce in brandelli proprio
dal troppo, amore.

baci begli amici abbraccini, vi penso,
buonanotte di affanno, e affetto,
...

lunedì 15 settembre 2014





non ti potrò mai dire che le persone sono buone e
che il mondo gira nel senso giusto.


Ti posso dire che sono a pochi passi dallo spalancare questa maledetta gabbia,
e a pochi passi dal farlo anche
molto cattiva,
non rispondi rispondi non rispondi più, ma cosa
vuoi?
Le vite degli altri, io
non le comprendo,
vorrei forse


non soffrire di vertigine
resistere alla compulsione
farmi rispettare


ma non mi riesce mai.


Vorrei dirti che l'amore può durare, ma che non ci credo: ti dico invece
che a volte la vita è solo solitudine.
O per anime confuse che nemmeno perdo tempo a descrivere,


sarebbe bello avere una piccola terrazza  tutta di luci.


Mi mancate, in ogni città o luogo o capitale voi siate,
mi mancate anche di più, lontani.
Perché alla fine dell'innocenza resta solo la disillusione.
Non avrò abbastanza tempo per aspettare, non avrò abbastanza forza e sai cosa?
Quando leggo il tuo blog, mi viene voglia di morire.
Perché se nei tuoi vent'anni scrivi così
dubito ci sia una salvezza, per nessuno.


Lasciatemi nella mia anima, anima di fobia e fantasia, io
creo solo storie e nemmeno hai prove che io
esista, davvero vorrei


ritrovarti in giacca nera sulle colline o forse
tra righe sui fiumi o ancora
penso a un cappello.


Avevo scritto una bellissima storia.
Ma ho paura del buio, soffro di vertigini e sono una compulsiva.


E su, sorridi, dai, almeno una volta.

mercoledì 10 settembre 2014

così ecco,
si sta meglio.
Torpore, luce, pensieri che si muovono finalmente
lenti,


cara amica, hai ragione su ogni cosa.
La fame di amore non conosce tregua, pace, riposo, è
un mostro insaziabile che si adagia in ogni aspetto, ovunque.
La fame di amore è incolmabile.
E non si batte, la si contrasta, la si ostacola.
Ma non si vince mai.
La fame d'amore, acqua leggera che riesce a passare
in ogni fessura.


Adesso io
affamata, teatrale, io
vorrei aprire la mia gabbietta, in questi giorni è rosa e
dannatamente graziosa ma
io vorrei uscire e
fare un voletto, fare un voletto per pensare


di meritare la libertà, non un adorabile pasticcino.
Voglio aprire la gabbietta.


Cari amici del lunedi, vorrei essere anche io a Città del Messico e
c'è una spiegazione infantile chiusa in qualche pagina piccolina,
a riguardo,
ma sarà un'altra storia.
Portate anche me, così che possa essere reale
grazie solo a carta invecchiata.


L'importanza non si regala, assume subito le sembianza di un lustro,
quando viene ricevuta
Per primo ci sarebbe l'educazione. Negata.
Diventate forti nel vanto della gentilezza altrui.
Orrendo.




La tua assenza, invece, la sento ancora
all'angolo del divano, qui,
dal divano dove mi abbracciavi illudendomi che
saresti stato dalla mia parte.
Abbracci.




Ovviamente, mentivi.



mercoledì 20 agosto 2014

quindi,
tu non verrai.
Non verrai mai, perché
sono solo scuse perché

hai ancora cambiato idea.
Perché vuoi solo fare scena, convinto magari
che potrei dirti no.

Ti sei forse spinto troppo oltre?
Sono solo scuse, e tu, hai solo paura.
Non mi è chiaro perché continui a cercarmi, quando poi non hai mai
il coraggio per vedermi.
Coraggio, coraggio, e deridi me perché ho paura del buio.
Come vorrei che tu avessi tutte le mie paure, adesso.
Perché saresti qui.
Potremmo anche avere una lampada.

Capovolgo tutto come un'estate senza temperatura,
così vuota da sentire solo
il mio stesso cuore battere.
E tutta questa ribollente delusione, questa infinita voglia di mordere

si scioglie solo un attimo, ora,
in una prova vestito.

venerdì 8 agosto 2014

Troppo scuro, troppo chiaro, molto rosa.

Sono contenta tu abbia finalmente pescato una carta
altrettanto poverina.
Certo, che ti auguro ogni bene,
di più, ti auguro mare e sole e tantissimi sorrisi e notti e

quella trasparenza rumorosa dei bicchieri che ti fa sentire brillante e

una perfetta costante eterna aderenza
alla tua camicia.

Sono rassegnata a schifarti.
Il migliore dettaglio di personalità che mostri
è una moda che nemmeno ti dona.

Sai, è questo che penso mentre ti sorrido, quando ti incontro,
perché davvero, ti guardo, penso a questo, e davvero, mi diverti.

Mi diverti proprio veramente, sai, un po'
come quando tu mi dici
io ti ascolto, ma non capisco una sola parola
di quello che sento.

lunedì 4 agosto 2014

Agosto,


...un letto molto comodo e una meravigliosa lana
ruvida ruvida, irritante, che amo, amissimo.
Forse belle notizie. E io penso a cucire. E penso ad abiti.
E poi, penso a voi, l'estate scorsa tra il molo e la piazza e
quelle vie strettissime di vino e qualche lacrima.
Mi avevi chiesto un ballo.

Stranezza suggerita da un mese caldo,
riappare un fantasma, lo conosco viveva
in un bellissimo armadio marroncino, un po' sghembo.
Uno di quegli armadi con quegli strani specchi davanti quelli
che sformano le figure, io

immagino perfettamente le ante dipinte crema, di questo fantasma.
E io, purtroppo, sono eternamente attratta, dal passato quindi
forse, certo, sarei tentata, sarebbe forse
dolce, ma
no.
No.
Sarebbe regressione.

Entrerei dritta dritta anche io in quell'armadio
marroncino sghembo dalle ante dipinte crema,
dietro lo specchio deformante.
E lì poi dovrei restare, inadatta nel mio stesso corpo.

Forse è vero, che tutto torna.
Il guaio è che torna troppo tardi, e torna anche
malissimo.
Perché se fosse riuscito a convincermi, a distrarmi, a
interessarmi, forse
avrei detto si.

Si risponde subito, si telefona all'ora concordata, non si dicono bugie.
Eccomi, pronta per la prima elementare, con la mia bellissima cartella rosa di onestà.
Sappiate però che

A bocca asciutta, si sta meglio.
Che a bocca amara.

Tanti saluti di ferie con la manina e la cartella rosa,
ciao ciao!

domenica 20 luglio 2014

ciao, Lutetia, come sei bella.
Un po' sciupata, ma bellissima.

Dovrei forse ricordare molto ma

mi ricordo ora solo
di una festa

del rugby dove
forse, ti avevo dato un calcio.
Mi ricordo la tua maglietta a righe rosse e nere, e le tue braccia e

mi ricordo anche che
è stato uno degli ultimi sguardi che

ricordo.
Le righe erano rosso scuro.

Non ti incolpo di avere scelto

altro, scriviamo,
non ti incolpo per

quel coraggio
mancato,
e mi piacerebbe, sapere scrivere facile facile in modo che tu
possa capire ma

hai scelto altro, e il tuo compito non è quindi nemmeno
capire.
Me.

Cosa c'è di così difficile in
questa me che
ti spinge ad allontanarti come

come

come

a scegliere altro, scriviamo.
Mi piacerebbe saperlo, curiosità.
Chi ti consiglia sempre

di cambiare idea io

in quel locale di luci esterne, ci avevo creduto.
Sicuramente, incolpo
le righe, sai,

l'estetica delle

cose.

Certo è ora che
mi manche come l'acqua, come l'acqua di cui si ha bisogno qui dove

non esiste respiro e dove attendo come

in quella città di cuore di cui mi parli anche
adesso,
città di cuore e branchie,


buonanotte,
buonanotte.
...

lunedì 7 luglio 2014

Arriva l'estate. Forse.
Arrivano cose carine, molto profumate, molto da accarezzare.

Corro insisto tiro e stringo, sempre, fino a restare
senza nulla.
Mi piacciono le gabbiette graziose nelle quali faccio ciaociao ogni tanto, oggi
hanno sfumature cipria e qualcosa di brillantino che sorride.
Sono gabbiette carinissime. Ma sono gabbiette,

mi domando solo se mi stia perdendo qualcosa fuori,
per restare in queste gabbiette
che tanto mi vedono brava, carina, preziosa.

Mi domando anche perché tu non abbia mai risposto, ti ho scritto lettere
di righe che traboccavano di cuore ma
quale sorta di vuoto ha toccato la tua anima, per renderti un essere
così simile
alla polvere?
Il tuo nulla continua a urtarmi, certo, ti ho dimenticato, continui però senza dubbio
a schifarmi come un prurito.

Tu, invece, mi regali piccoli doni gentili
che amo come foglie rossastre: sempre, custodisco il tuo ricordo
come un mio migliore disegno, da proteggere, da quasi
cullare.
Era così, ci si guardava, e si sospirava.
Nel centro storico, forse.

Ogni tanto sono qui, ogni tanto, là,
qualche volta cresco, e mi armo di un coraggio che fingo di avere,
qualche volta aiuto, e divento fatta solo di una forza al limite dell'eroe,
qualche volta, piango, perché
nonostante l'essere così brava nonostante l'apprezzare un lavoro ben fatto

non posso illudermi: tu sei fatto di quella parte
di materia triste e umana che il mondo ha creato per sbaglio, senza emozione.

domenica 1 giugno 2014

anche se
in un eccesso di bontà, io

quei foglietti, li avevo preparati anche per te, cioè
te ne avrei regalato uno, con piacere.
Senza sgridarti, senza rimproveri.

Non eri invitato, è stata una sorpresa vederti.
Riconoscerti.
Sapere che esisti.
Il perché, ho smesso di chiedermelo, perché andarsene
senza salutare, perché
un passo avanti, e due indietro.
Se solo quel passo avanti
non fosse così meraviglioso.
Grazie, hai reso la realtà
una perfetta emozione
del colore dell'acqua.

Luce carta vento.
Grazie.

Questa sera, non ci sarò.
Forse ci penserai, come ci pensi sempre.
Mi dispiace.
Io ci penso, certo, ma

non avrei potuto fare nulla
per farti cambiare idea.
Spero tu possa sempre sorridere
ricordando il mio abbraccio.

lunedì 26 maggio 2014



Ci risiamo.

scappare, ignorare, nascondersi, guardate
guardate, appunto

quella lunghissima fila appoggiata a quel muro, ecco, ecco a voi
la fila degli scocciati con Lau,
ecco, questa colorata fila potrebbe di grazia
potrebbe di grazia regalarmi
almeno una piccolissima ragione?
fila degli scocciati con Lau, parlate!

Nulla. C'è un nulla così pesante,

sciocchezze si mescolano a errori, e nel nascondere questi bottini di sentimenti
ricacciati e appallottolati ecco

si barcolla in leggero delirio su
quel momento in cui ti vengono rinfacciati decenni di ma e se,
in un invidioso teatrino.

Mi dispiace, che voi, fila degli scocciati con Lau,
non riusciate mai
mai e mai mai mai e sempre
mai
a spiegarmi cosa  possa scocciarvi così, ma non dicendo niente potreste

restare in fila all'infinito.
Un valore, quello di fare fila, che sfida vincente
la mia  misera amicizia.

Consiglio quindi alla fila degli scocciati con Lau di prendere una decisione:
agire, o andarsene.
Lode ai vostri brillanti silenzi.

giovedì 8 maggio 2014

e se capitasse di invitare qualcuno a un evento


e questa persona, si presentasse davvero?
Anche in un mondo virtuale bisognerebbe prestare molta attenzione:
nessuna lamentela in caso di eventuali


ho capito male, si
io capisco sempre male, d'accordo ma


il tuo stile, andrebbe un tantino messo in  ordine, così, eccomi:
posso aiutarti a decidere quali colori abbinare e
su quale forma di pantalone
difficile, lo so,
orientarsi?


Certifico con firma autorizzata da specialisti
che non è stata colpa mia ma


non era proprio divertente, un repertorio triste come un mal di pancia
su scene leggermente sgraziate, mi dispiace
di risultare quella


quella


mmmm


con parole carine, fuori dal coro ma
se mi ci mettessi, in quello, di coro, quanto
sarebbe stonato,


Non mi odiare per essere stata aggressiva, nemmeno ti ho
sfiorato e scusami, ma
sono stata io a confonderti, e tu, nemmeno hai mai negato, poi


non dimenticare che ci conosciamo da tanto tempo, e che
quando è successo quando
ti ho stretto la mano


il tuo essere così giovane trovava spazio ancora nella
dolce parola cameretta, leggi:


sarebbe bello mi guardassi per parlare.
Nel caso opposto, forse non smetterò mai di
ricordartelo.


Buon giovedì anime delle undici
di sera,
...

martedì 8 aprile 2014

tra i tanti bello dello scrivere qui, c'è anche questo:
non leggerai mai, quindi, posso prendermi
molte libertà.
Ecco la prima: presentarsi dove si dice di essere dovrebbe essere un onore, oltre che
una cosa graziosa, sia mai che invece di tessere continui malcontenti sia
la volta buona che qualcosa- oh my god!- vada bene.
Ecco la seconda:
essere nostalgica, fa schifo, ma,


eravamo in macchina in CMSN,
peccato, non conoscere questa musica.
Poteva anche sembrare romantico,
periferia di fine estate, buissima.
Sicuramente non era romantico il
tuo essere là.
Per sfida.
Sono sicura tu non sia mai riuscito a vincerla, quella sfida, ed ecco forse
perché non riesci più a parlarmi.
Io ti ricordo in un parco appena profumato di brina
il primo, forse, giorno dell'anno, e soprattutto, ti ricordo amico.
Sorridevi.


Ora, se potessi fare un cartello gigante di queste parole e appendertele intorno al collo
credimi, lo farei.
Perché il tuo triste fare finta di essere ovunque, per poi non essere mai
da nessuna parte, non fa di te un mistero ma
un pacco incredibile.
Perché non riconosci gli amici, e mai, ti prendi il coraggio di affrontarmi.
Comunque io, ne sono solo dispiaciuta.


Che suoni solo mezzanotte, tra noi, perché di gioventù
era la nostra firma e il nostro morale,
il nostro conoscerci,
il nostro solo,
sbattere gli occhi.












giovedì 3 aprile 2014

riuscirci, magicamente assurdo,
speciale.
Crescere mi spaventa ogni giorno, ma


scrivo sotto a un lampadario di cristalli, e i riflessi sono ovunque, e ciascuno
è adatto
a me.
Luce lucissima, qui, in
colori che imparo a riconoscere,
mi manchi.
La leggerezza nascosta delle tende termina proprio
su scarpe rosse, nuove, simbolo di quel riuscire
ancora non compreso, e già troppo, passato.


Non partire nel bel mese di maggio, perché io
non ci sarò.
Dici che maggio è un buon mese, dolce, ma
non partire nel bel buon dolce mese di maggio, io
fino ad allora, non avrò atteso.
Non ho firmato promesse, siglato dettagli, giurato
nulla, scostante, irritante, parti in un mese cattivo per fare
qualcosa di buono.


Se ne è andata senza salutare, non è potuto succedere, e a noi, ancora,
tocca stringerci nel cerchio immenso che formiamo come famiglia,
solo e ancora, posso lasciare questo
..........................................................
una riga vuota.
Una riga vuota come mia migliore pausa, uno spazio
dove nessuna parola possa essere contaminata.
Mi rattrista mancare di quella sfumature grigia che vi rendeva così simili.
Anche tu, avevi un nome bellissimo.

lunedì 17 febbraio 2014

hai detto, scusa,
la sofferenza mi fa suonare meglio? Si, certo, credo. Non lo so. Forse.


Un pomeriggio d'estate ho incontrato una persona in un albergo freddo.
L'albergo aveva un divano piccolo, e stanze vuote, 
la persona aveva toni scuri, belle parole, e una certa costanza
nel seguirmi tra strade arricciate e discorsi arrotolati.
Ma.
Non aveva nessun accento.
Non aveva nessuna acqua: non il suo rumore, non il suo muoversi, non i suoi riflessi.
Però.
Quella costanza aveva qualcosa di assolutamente invidiabile, una pazienza nel resistere
degna
di
un cuore
nobile.


Nessuna lamentela.
Il pomeriggio divenne notte, la notte, mattina.
Quando i colori tornarono a saltellare nelle vie bianche nulla esisteva
come in un nessun accento.
Forse quello che non ha riflessi non ha nemmeno riscontro.
Futuro.
Nulla.
Forse è solo una questione di brillio.


O forse di imbarazzo.
Come dici, scusa,
la sofferenza farebbe cosa?
Non lo so, ma prometto di pensarci, certo, se potessi pensare anche ad altro,
magari la concentrazione aiuterebbe meglio, della sofferenza.
Mi riprometto di pensarci, ancora, intanto
ti confido che mi auguro che nulla possa realmente avere
un potere così determinante e che forse solo alle volte
speriamo in un caso che alleggerisca tutto questo delirante pensare, come


un pomeriggio d'estate, in un albergo freddo.





giovedì 9 gennaio 2014

eccomi, ciao,


di ritorno dopo chiacchiere tra legno, siete carini, e grazie,


certo, che vorrei andare in Inghilterra sarebbe


quel sogno di così tanto fa, certo, che sarei già là se
se
se e se
non ci fossero se.


Non ho nessuna spiegazione, solo che sembra solo
troppo tardi.
A chi verrebbe voglia di commentare un triste potrei rispondere
che non è da me o solo che


peccato, si, che non abbia funzionato.
Forse, e forse ma sono solo
forse,


Questo anno è diverso.
O forse, lo sarà, perché ormai, e quasi grazie,
mi viene solo voglia di
sorridere,


sarà, la rivincita dei perdenti, o sarà
che sono passati quei cinque anni famosi in cui allo scadere ecco
mi si chiede perdono ma
ho forse solo deciso
che mi fate sorridere.


Sono sicura di sentirne la mancanza come sono sicura
di essere stata io, quella


in strani passi di danza, in quella piazza, sono sicura
di queste differenze, tra queste città.


Tu mi hai risposto che non è un posto così meraviglioso e io ti scrivo
che forse no, ma è solo
il posto di un sogno e forse ancora
ai sogni, bisogna lasciare
sogno, che
non vengano mai


visti, veramente, pena lo sconforto eterno.
Io, potrei ancora ribattere difendendomi dietro a
questo qualcosa che mi manca, ma non so definirlo, e non saprei certo
decifrarlo e
assolutamente non in una lingua straniera.
Attendere ha un sapore così sconfinato,


sarebbe apprezzabile uno sforzo, ma dove


sei?


E certo ricordi


quel locale nella via storta che si arrampica, dietro alla quale quasi vedi
sbucare solo e ancora solo sempre solo


acqua


?