martedì 8 aprile 2014

tra i tanti bello dello scrivere qui, c'è anche questo:
non leggerai mai, quindi, posso prendermi
molte libertà.
Ecco la prima: presentarsi dove si dice di essere dovrebbe essere un onore, oltre che
una cosa graziosa, sia mai che invece di tessere continui malcontenti sia
la volta buona che qualcosa- oh my god!- vada bene.
Ecco la seconda:
essere nostalgica, fa schifo, ma,


eravamo in macchina in CMSN,
peccato, non conoscere questa musica.
Poteva anche sembrare romantico,
periferia di fine estate, buissima.
Sicuramente non era romantico il
tuo essere là.
Per sfida.
Sono sicura tu non sia mai riuscito a vincerla, quella sfida, ed ecco forse
perché non riesci più a parlarmi.
Io ti ricordo in un parco appena profumato di brina
il primo, forse, giorno dell'anno, e soprattutto, ti ricordo amico.
Sorridevi.


Ora, se potessi fare un cartello gigante di queste parole e appendertele intorno al collo
credimi, lo farei.
Perché il tuo triste fare finta di essere ovunque, per poi non essere mai
da nessuna parte, non fa di te un mistero ma
un pacco incredibile.
Perché non riconosci gli amici, e mai, ti prendi il coraggio di affrontarmi.
Comunque io, ne sono solo dispiaciuta.


Che suoni solo mezzanotte, tra noi, perché di gioventù
era la nostra firma e il nostro morale,
il nostro conoscerci,
il nostro solo,
sbattere gli occhi.












giovedì 3 aprile 2014

riuscirci, magicamente assurdo,
speciale.
Crescere mi spaventa ogni giorno, ma


scrivo sotto a un lampadario di cristalli, e i riflessi sono ovunque, e ciascuno
è adatto
a me.
Luce lucissima, qui, in
colori che imparo a riconoscere,
mi manchi.
La leggerezza nascosta delle tende termina proprio
su scarpe rosse, nuove, simbolo di quel riuscire
ancora non compreso, e già troppo, passato.


Non partire nel bel mese di maggio, perché io
non ci sarò.
Dici che maggio è un buon mese, dolce, ma
non partire nel bel buon dolce mese di maggio, io
fino ad allora, non avrò atteso.
Non ho firmato promesse, siglato dettagli, giurato
nulla, scostante, irritante, parti in un mese cattivo per fare
qualcosa di buono.


Se ne è andata senza salutare, non è potuto succedere, e a noi, ancora,
tocca stringerci nel cerchio immenso che formiamo come famiglia,
solo e ancora, posso lasciare questo
..........................................................
una riga vuota.
Una riga vuota come mia migliore pausa, uno spazio
dove nessuna parola possa essere contaminata.
Mi rattrista mancare di quella sfumature grigia che vi rendeva così simili.
Anche tu, avevi un nome bellissimo.