domenica 20 luglio 2014

ciao, Lutetia, come sei bella.
Un po' sciupata, ma bellissima.

Dovrei forse ricordare molto ma

mi ricordo ora solo
di una festa

del rugby dove
forse, ti avevo dato un calcio.
Mi ricordo la tua maglietta a righe rosse e nere, e le tue braccia e

mi ricordo anche che
è stato uno degli ultimi sguardi che

ricordo.
Le righe erano rosso scuro.

Non ti incolpo di avere scelto

altro, scriviamo,
non ti incolpo per

quel coraggio
mancato,
e mi piacerebbe, sapere scrivere facile facile in modo che tu
possa capire ma

hai scelto altro, e il tuo compito non è quindi nemmeno
capire.
Me.

Cosa c'è di così difficile in
questa me che
ti spinge ad allontanarti come

come

come

a scegliere altro, scriviamo.
Mi piacerebbe saperlo, curiosità.
Chi ti consiglia sempre

di cambiare idea io

in quel locale di luci esterne, ci avevo creduto.
Sicuramente, incolpo
le righe, sai,

l'estetica delle

cose.

Certo è ora che
mi manche come l'acqua, come l'acqua di cui si ha bisogno qui dove

non esiste respiro e dove attendo come

in quella città di cuore di cui mi parli anche
adesso,
città di cuore e branchie,


buonanotte,
buonanotte.
...

lunedì 7 luglio 2014

Arriva l'estate. Forse.
Arrivano cose carine, molto profumate, molto da accarezzare.

Corro insisto tiro e stringo, sempre, fino a restare
senza nulla.
Mi piacciono le gabbiette graziose nelle quali faccio ciaociao ogni tanto, oggi
hanno sfumature cipria e qualcosa di brillantino che sorride.
Sono gabbiette carinissime. Ma sono gabbiette,

mi domando solo se mi stia perdendo qualcosa fuori,
per restare in queste gabbiette
che tanto mi vedono brava, carina, preziosa.

Mi domando anche perché tu non abbia mai risposto, ti ho scritto lettere
di righe che traboccavano di cuore ma
quale sorta di vuoto ha toccato la tua anima, per renderti un essere
così simile
alla polvere?
Il tuo nulla continua a urtarmi, certo, ti ho dimenticato, continui però senza dubbio
a schifarmi come un prurito.

Tu, invece, mi regali piccoli doni gentili
che amo come foglie rossastre: sempre, custodisco il tuo ricordo
come un mio migliore disegno, da proteggere, da quasi
cullare.
Era così, ci si guardava, e si sospirava.
Nel centro storico, forse.

Ogni tanto sono qui, ogni tanto, là,
qualche volta cresco, e mi armo di un coraggio che fingo di avere,
qualche volta aiuto, e divento fatta solo di una forza al limite dell'eroe,
qualche volta, piango, perché
nonostante l'essere così brava nonostante l'apprezzare un lavoro ben fatto

non posso illudermi: tu sei fatto di quella parte
di materia triste e umana che il mondo ha creato per sbaglio, senza emozione.